“Mamma non voglio andare in piscina”, ecco cosa fare

Non ci voglio andare in piscina! No, ti prego, non mi ci portare! Non mi piace nuotare, mi fa male stare lì, aiuto mamma, per favoreeee!”

Andrea ha 5 anni e da qualche mese frequenta, con alcuni suoi amichetti di scuola, il corso di nuoto. All’inizio era felicissimo, ma adesso ha cambiato idea, non vuole andare in piscina, quindi nell’unico pomeriggio in cui c’è da prepararsi sono pianti, urla, e strepiti. Poi, una volta in acqua tutto passa, ma la lotta è davvero dura per portarcelo…

Cosa sì

Andrea che cosa non ti piace della piscina? Va bene, credo che questo problema (qualunque esso sia) si potrà risolvere. Facciamo così: oggi entrerò anch’io per guardarti nuotare e giocare nell’acqua”.

Perché sì

Il dispiacere del bambino va preso sul serio. Per rassicurare il piccolo è utile sollecitarlo a mettere a fuoco, attraverso le parole, l’origine del suo disagio. È possibile che la ribellione dipenda dal desiderio di non separarsi dalla mamma (già lasciata al mattino per andare all’asilo): fargli vedere che la mamma c’è, è lì con lui, può essere risolutivo. Successivamente, la mamma potrà dire ad Andrea che lo aspetterà fuori.

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Cosa no

Va bene, non ti ci porto più in piscina, se non vuoi”.

Perché no

Sarebbe sbagliato assecondare la richiesta di abbandonare il nuoto, perché si passerebbe al bambino il pericoloso messaggio di volerlo accontentare “pur di non sentirlo”. Andrea sa che per la sua mamma è giusto che lui vada a nuoto: guai se avesse l’impressione che lei non è abbastanza forte da resistere alle sue scenate e alle sue tragedie. Ne andrebbe della sua sicurezza, non si sentirebbe più in buone mani, ma in balia delle proprie intemperanze.

Angela Raimo, neuropsichiatria infantile, psicoterapeuta

Istinto e intuito servono, ci mancherebbe, ma non bastano. Per fare il mestiere più difficile del mondo e per farlo bene ci vogliono anche strategie e metodo. Non ci si improvvisa, insomma, se ovviamente si punta a far crescere il proprio bambino autonomo e sicuro di se stesso e, nello stesso tempo, capace di rispettare gli altri e, quindi, di attirare consensi e simpatie. Se si vuole, cioè, aiutarlo a sviluppare gli strumenti interiori che favoriscono la possibilità di essere felici.

Da: insiemeinfamiglia.com